martedì, maggio 30, 2006

Napoli ingrata

Dopo che Napoli ha tradito un capolista di eccellenza, il presidente del partito impresa non fa autocritica e dice «Mezza Italia è con noi - adesso puntiamo tutto sul referendum».
Anche noi.
Per questo è nata una nuova campagna di impegno.
http://www.pledgebank.com/ItaliaUNA

Borsellino è morto ancora

Per il bene della Sicilia e dei siciliani, trionfa il sospetto della mafia sulla certezza dell’onestà.

Salvatore Cuffaro, presidente uscente della regione Sicilia, è da oggi, anche il presidente entrante, votato dal 53% dei Siciliani.

Non ha funzionato nemmeno la signora Rita Borsellino, non è servito nemmeno un nome così noto al mondo intero per le battaglie contro la mafia, e, proprio per questo, diventato vittima di mafia.

Non è servito il nome Borsellino per prevalere su un governatore ricandidatosi incurante del fatto che è imputato in processi di mafia.

Ma oggi, essere imputati per qualsivoglia reato, non è più impedimento per ricoprire una carica istituzionale dello stato.

Del resto, Silvio Berlusconi, ex presidente del Consiglio, è stato uno dei più grandi profeti di questo vangelo.

È vero, si è innocenti fino a prova contraria, ma la politica autocommiserativa dell’ex premier, ha modificato la struttura genetica cognitiva del cervello umano, grazie alla quale, un inquisito non è più un presunto innocente, e quindi un presunto colpevole, bensì è sicuramente un perseguitato dalla magistratura. Una magistratura comunista, faziosa e spregiudicata.

La presunzione d’innocenza è sacrosanta, ma nel momento in cui anteponiamo al termine “innocente”, il termine “presunto”, allora il punto è decidere se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Resta il fatto che il bicchiere non sembra essere assolutamente vuoto!

Tutto questo, come al solito, va a discapito del cittadino, o meglio, a discapito di quel 41% di Siciliani, costretti, per altri 5 anni, ad essere governati da un presunto mafioso, o se vogliamo, da un presunto innocente nel processo che lo vede imputato per reati di mafia. Meglio la prima definizione, è più corta!

Oltre ad un impedimento morale, dovrebbe esistere un impedimento costituzionale, che impedisca agli imputati per qualsiasi reato, di candidarsi a cariche istituzionali.

Qualora risultassero fondati i capi d’accusa, a chi andranno a chiedere spiegazioni i Siciliani? Allo stato? A Berlusconi? A Fini? A Casini? Per essere andati nelle piazze siciliane a gridare alla “persecuzione”? A quel 53% che ha dato il consenso elettorale ad un presunto mafioso piuttosto che alla sorella di un magistrato che si è “ammalato” di mafia, ed è morto di mafia?

Saranno contenti, 53 Siciliani su 100, saranno contenti e forse ritireranno in casa quel lenzuolo bianco che esposero 14 anni fa, come segno di protesta alla mafia. Sembrava davvero che la Sicilia intera avesse detto un secco “no” alla mafia. L’Italia era convinta che il muro di omertà che ha sempre caratterizzato in negativo il popolo siciliano, fosse finalmente crollato… bisogna ricredersi!

Oggi la Sicilia ha detto un secco “no” alla giustizia. Non importa a 53 Siciliani su 100, se Cuffaro è mafioso oppure no.

Ci sono voluti 43 anni ed un intervento chirurgico a Marsiglia per catturare il superlatitante Bernardo Provenzano, che tranquillamente a 2 chilometri da Corleone, distribuiva “pizzini”, vocabolo che sarà sicuramente inserito nei dizionari della lingua italiana, controllando ancora i loschi introiti mafiosi, e Salvatore Cuffaro è di nuovo Presidente della regione Sicilia.

A nulla sono servite esecuzioni eccellenti come quella del Gen. CC Alberto Dalla Chiesa, del Magistrato Giovanni Falcone, del Magistrato Paolo Borsellino.

La loro morte è passata indolore, inosservata.

Avrei votato la sig.ra Borsellino, solo per ringraziamento per l’operato del fratello Paolo, senza guardare all’antagonista.

Oggi Paolo Borsellino è stato ucciso un’altra volta. Stavolta però, ad ammazzarlo non è stato il tritolo, ma circa un milione e mezzo di matite, quelle delle urne elettorali.

Viviamo un periodo storico di transizione, forse ricorso storico di qualche trascorso, pertanto non meravigliamoci se un domani, forse nemmeno tanto lontano, la Lega Nord riuscirà nel suo intento di dividere l’Italia. Nascerà un nuovo Garibaldi, sbarcherà nuovamente a Marsala, e arriverà allo stretto col benestare del Governatore della regione… della mafia, come accadde più di 100 anni fa!

giovedì, maggio 25, 2006

Giustizia è fatta?

“… sono schifato e indignato se penso che un domani, neanche tanto lontano, gente come Erika, Pietro Maso, Mario Alessi, Luigi Chiatti, Donato Bilancia torneranno liberi e magari li incontriamo in metropolitana o al centro commerciale.”
Questo è quanto dice un certo Silvio su un quotidiano a distribuzione gratuita.
Parla di Erika, Erika e basta, come se il nome fosse un aggettivo che identifica un assassino, o semplicemente perché non ne ricorda il cognome. De Nardo, per la cronaca, e per l’anagrafe. Questo è il cognome.
È schifato Silvio, da tutto questo. E’ schifato dal rischio di incontrare un protagonista in negativo della cronaca italiana, in un supermercato o nella metro.
Parla di Dio, Silvio, e forse non è un caso che anche lui si chiama Silvio, e dice che Erika, Pietro, Luigi e gli altri, debbono pregare Dio per non essere nati in un paese dove una iniezione letale avrebbe messo fine alla loro esistenza. Ed è stato attento a scrivere Paese con la “P” maiuscola, per non offendere gli Americani. Loro si che sono un paese evoluto. Del resto per diventare la più grande potenza bellico-economica del mondo in soli 500 anni, una certa capacità deve pur avercela questo paese. E ce l’ha davvero questa capacità, che quando si tratta di arrogarsi a Padreterno, l’America non si tira mai indietro.
Meritano la morte quindi. Forse è vero, il crimine di cui si sono macchiati è davvero atroce, a volte il modo stesso con cui questo crimine viene perpetrato va oltre ogni immaginazione diabolica. Ma ci si può macchiare dello stesso reato per il quale siamo chiamati a giudicare? Abbiamo, da comuni mortali, la capacità oggettiva e la reale imparzialità morale di poter giudicare a tal punto un crimine? Abbiamo il mandato per poterlo fare? Se consideriamo la vita come un dono di una entità divina, per la negazione di essa, possiamo rimetterci al giudizio di una entità terrena per provvedere al risarcimento morale per il danno arrecatoci applicando la cosiddetta legge del taglione per cui occhio per occhio dente per dente? Se non siamo noi i padroni della nostra stessa vita, possiamo permettere che lo sia qualche altro mortale?
Se definiamo “giustizia”, l’esecuzione a morte di un omicida, operata da un perfetto estraneo, come dovremmo allora comportarci se questa “esecuzione” venisse operata da un familiare della vittima?
“Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!”, lo ha detto qualcuno qualche secolo fa, e pur essendo ateo, non posso che condividere l’affermazione.
Nella maggior parte dei casi, le persone che si macchiano di delitti efferati, che suscitano la sensazione di “schifo” come quella provata da Silvio, sono vittime di loro stessi per il rimorso che si porteranno per tutta la vita. Ciò non diminuisce la gravità del reato e non deve, o non dovrebbe forse, influire sulla comminazione della pena, ma resta pur sempre il fatto che la redenzione non va negata a nessuno.
Per non parlare dei, seppur rari, errori giudiziari. Come dovrebbe essere giudicato un giudice che manda a morte un innocente? E da chi dovrebbe essere giudicato?
La vita di un innocente non vale la morte di mille colpevoli.

martedì, maggio 23, 2006

Ricordando un eroe...

Oggi ricorre l’anniversario della strage di Capaci…

Chi era Giovanni Falcone? Chi lo ha ucciso? La mafia e chi altri?
giovanni_falcone

Biografia (da http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone
)
Figlio di Arturo Falcone, direttore del Laboratorio chimico provinciale, e di Luisa Bentivegna, aveva due sorelle maggiori, Anna e Maria. Giovanni Falcone studiò al liceo classico “Umberto” e successivamente, dopo una breve esperienza all’Accademia Navale di Livorno, iniziò a studiare Giurisprudenza all’Università degli studi di Palermo dove si laureò magna cum laude nel 1961, con una tesi sulla “Istruzione probatoria in diritto amministrativo”.

Vinse il concorso in magistratura nel 1964 e per breve tempo fu pretore a Lentini e poi sostituto procuratore a Trapani per 12 anni. Qui, poco a poco nacque in lui la passione per il diritto penale. Approdò a Palermo e dopo l’omicidio del giudice Cesare Terranova cominciò a lavorare all’Ufficio istruzione. Il consigliere istruttore Rocco Chinnici gli affidò, nel maggio 1980, le indagini contro Rosario Spatola: era un lavoro che coinvolgeva anche criminali negli Stati Uniti e che era osteggiato da alcuni altri magistrati. Alle prese con questo caso, Falcone comprese che per indagare con successo associazioni mafiose era necessario basarsi anche su indagini patrimoniali e bancarie, per ricostruire il percorso del denaro che accompagnava i traffici e ricostruire un quadro complessivo del fenomeno e per evitare la serie di assoluzioni con cui si erano conclusi i precedenti processi contro la mafia.
Immagine:Strage di Capaci.jpg
Il luogo della strage

Si può considerare una svolta, per la conoscenza non solo di determinati fatti di mafia, ma specialmente della struttura dell’organizzazione Cosa nostra, l’interrogatorio iniziato a Roma nel luglio 1984 in presenza del sostituto procuratore Vincenzo Geraci e di Gianni De Gennaro, del Nucleo operativo della Criminalpol, del “pentito” Tommaso Buscetta.

Le indagini portate avanti da Falcone e dal pool di magistrati da lui creato, sull’esempio di quelli organizzati contro il terrorismo pochi anni prima, portarono ad istruire il primo maxiprocesso contro la mafia, che vedeva imputate 475 persone. Dopo l’omicidio di Giuseppe Montana e Ninni Cassarà nell’estate 1985, stretti collaboratori di Falcone e Borsellino, si cominciò a temere per l’incolumità anche dei due magistrati, che furono indotti per motivi di sicurezza a soggiornare qualche tempo con le famiglie presso il carcere dell’Asinara.

Nel gennaio 1985 il Consiglio Superiore della Magistratura, nella votazione fra Falcone e Antonino Meli, basandosi sull’anzianità di servizio, nominò il secondo a capo dell’Ufficio istruzione, in luogo di Caponnetto che aveva lasciato l’incarico per raggiunti limiti di età. Da questo momento in poi Falcone e il suo pool dovettero fronteggiare un numero sempre crescente di ostacoli alla loro attività: persino la Cassazione sconfessa l’unitarietà delle indagini in fatto di mafia affermata da Falcone e dall’esperienza del suo pool; in questo periodo si svolge anche la vicenda del “corvo”, una serie di lettere anonime diffamanti il Pool antimafia e i suoi membri. Nell’autunno 1986 Meli sciolse ufficialmente il pool. Qualche tempo dopo Claudio Martelli, allora vicepresidente del Consiglio e ministro di Grazia e Giustizia ad interim, gli offrì di dirigere la sezione Affari Penali del ministero e Falcone accettò.

In questo periodo, che va dal 1991 alla sua morte due anni dopo, Falcone fu molto attivo, cercando in ogni modo di rendere più efficace ed incisiva l’azione della magistratura contro il crimine. Falcone muore nella strage di Capaci il 23 maggio 1992. Una carica di 500 chili di tritolo fa saltare in aria l’auto blindata su cui viaggiano lui e la moglie, insieme al tratto di autostrada su cui stanno transitando. Insieme a Falcone e alla moglie Francesca Morvillo, magistrato anche lei, muoiono gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. All’esecrazione dell’assassinio, il 4 giugno si unì il Senato degli Stati Uniti, con una risoluzione (la n. 308) intesa a rafforzare l’impegno del gruppo di lavoro italo-americano, di cui Falcone era componente.

Per comprendere a pieno la grande figura di Giovanni Falcone e la sua moralità basterà ripetere le sue stesse parole: “Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana”.

Al magistrato sono state dedicate molte scuole e strade. A Falcone e al suo collega Paolo Borsellino è stato dedicato anche l’Aeroporto di Palermo-Punta Raisi.

martedì, maggio 16, 2006

I segreti del marketing nella politica

Fud… ovvero marketing sporco

Filed under: marketing — marcocostanzo.com @ 09:53 Edit This

In Italia il fenomeno del FUD è poco conosciuto anche se l’ultima campagna elettorale ha mostrato un ampio utilizzo di questa sporca tecnica di marketing.

FUD

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

FUD, acronimo per l’inglese Fear, Uncertainty and Doubt (paura, incertezza e dubbio) è una strategia di marketing basata sul disseminare informazioni negative, vaghe o inaccurate relative al prodotto di un concorrente.

Il termine fu coniato da Gene Amdahl dopo che lasciò l’IBM per fondare una propria compagnia. FUD stava ad indicare quella strategia dell’IBM che mirava a screditare la concorrenza (sfruttando la propria posizione dominante) infondendo nei consumatori sentimenti di paura, incertezza e dubbio riguardo ad essa.

Negli anni novanta questo termine divenne sempre più spesso associato all’azienda informatica Microsoft per via delle dichiarazioni dei suoi dirigenti riguardo la presunta “viralità” della GNU General Public License (GPL), ma soprattutto su campagne mirate allo scoraggiare gli utenti ad utilizzare il sistema operativo GNU/Linux invece che Microsoft Windows.

Un altro esempio di FUD è riscontrabile nella battaglia legale della SCO Group contro la IBM, basata su presunte violazioni di copyright presenti nel codice sorgente del kernel Linux. In seguito infatti la SCO ha iniziato a fare commenti minacciosi contro gli utenti GNU/Linux che non avessero acquistato una licenza SCO UNIX

Il FUD in altri campi

FUD, benché sia un termine originario del settore informatico, è stato in seguito usato anche in altri contesti, persino non economici. Ad esempio una campagna elettorale di uno schieramento politico, che mira unicamente a screditare gli avversari in modo da far vacillare la loro credibilità può essere considerato FUD.

mkc
percettibile internet

lunedì, maggio 01, 2006

Certe prestazioni fuori orario... omaggio al concerto del primo maggio

Onore oggi a tutti i lavoratori, operai e professionisti (con i figli con gli stessi diritti).
Biasimo a tutti i professionisti della demagogia elettorale come certi ex-ministri che per un pugno di voti scendono in una piazza da cui sono stati sempre lontani.
Un appello a chi ha amici moderati a Milano, invitateli a votare per qualcuno che non ha contribuito a precarizzare la classe degli insegnanti...
mkc

A muso duro

Pierangelo Bertoli

F.Urzino - P.A.Bertoli

(1979)

E adesso che farò, non so che dire
e ho freddo come quando stavo solo
ho sempre scritto i versi con la penna
non ordini precisi di lavoro.
Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani
e quelli che rubavano un salario
i falsi che si fanno una carriera
con certe prestazioni fuori orario
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Ho speso quattro secoli di vita
e ho fatto mille viaggi nei deserti
perché volevo dire ciò che penso
volevo andare avanti ad occhi aperti
adesso dovrei fare le canzoni
con i dosaggi esatti degli esperti
magari poi vestirmi come un fesso
per fare il deficiente nei concerti.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Non so se sono stato mai poeta
e non mi importa niente di saperlo
riempirò i bicchieri del mio vino
non so com'è però vi invito a berlo
e le masturbazioni celebrali
le lascio a chi è maturo al punto giusto
le mie canzoni voglio raccontarle
a chi sa masturbarsi per il gusto.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
E non so se avrò gli amici a farmi il coro
o se avrò soltanto volti sconosciuti
canterò le mie canzoni a tutti loro
e alla fine della strada
potrò dire che i miei giorni li ho vissuti.